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mercoledì, 31. marzo 2021

Il cielo nel mese di aprile

 

“Tutto ha una spiegazione naturale. La Luna non è una divinità, bensì una grande roccia, mentre il Sole è una massa incandescente."


Anassagora – V secolo a.C.


 

Streaming dedicato a Jurij Gagarin

 
Lunedì 12 aprile alle ore 18:00, in occasione del sessantesimo anniversario del primo uomo nello spazio, il Planetarium Alto Adige e il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige omaggeranno Jurij Gagarin con uno streaming online. 

Fu esattamente il 12 aprile 1961 che Gagarin abbandonò la Terra, per diventare il primo essere umano nello spazio. Un evento dirompente che rese ancor più incandescente la corsa allo spazio tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America, iniziata appena quattro anni prima con lo Sputnik-1 e la cagnolina Laika. 

Fu proprio il successo del volo di Gagarin e quello successivo di Valentina Tereškova, la prima donna a volare nello spazio, a pungolare il presidente Kennedy e la sua amministrazione con l’obiettivo di raggiungere per primi la Luna, l’ultima bandierina che non era stata ancora conquistata dai sovietici. 
Gagarin, moderno Icaro, rientrò sano e salvo a “casa” dopo un volo orbitale durato 1 ora e 48 minuti, e a seguito della sua impresa fu insignito delle più alte onorificenze, trasformandosi di nome e di fatto in un eroe dell’Unione Sovietica. 

La sua fama divenne così grande da suggerire alla nomenclatura sovietica di non permettergli più di volare, per non rischiare di perdere un’icona mondiale. Malgrado queste premure, Gagarin perse la vita su un Mig-15 durante un volo di addestramento alla giovane età di 34 anni. L’uomo non c’era più, ma la leggenda era nata. 

Durante lo streaming verranno raccontati aneddoti e curiosità sull’epopea di Gagarin, con un occhio di riguardo al contesto storico in cui si mosse. 


 

 
 

Cielo di aprile


Aprile è il mese in cui normalmente la primavere ingrana la marcia, con temperature sempre più gradevoli e giornate piacevolmente più lunghe. Per questi motivi negli astrofili meno assidui si riaccende il desiderio di guardare al cielo con più regolarità.

Da un punto di vista dei pianeti questo mese è decisamente atipico. Nel cielo serale sarà visibile solamente il pianeta rosso, tra i campi stellari del Toro e dei Gemelli. Il problema è che il periodo di visibilità di Marte si sta riducendo sempre più, con il pianeta sempre più basso sull’orizzonte verso sudovest e quindi sempre più annegato negli strati atmosferici più densi e turbolenti.

Gli altri due pianeti visibili nel corso della notte sono i due più grandi e massicci del sistema solare: Giove e Saturno. A differenza di Marte sono visibili solo poco prima del sorgere del Sole, quindi a ore antelucane. Se voleste osservarli tra le deboli stelle del Capricorno e dell’Acquario, dovreste impostare la sveglia per cinque e un quarto e osservare il cielo in direzione est.

Le costellazioni di aprile fanno da traino tra quelle luminosissime e tipiche dell’inverno, come il Cane Maggiore, Orione e il Toro, e quelle decisamente più deboli e povere di stelle del cielo primaverile. Il motivo è dovuto al fatto che in questa direzione del cielo stiamo osservando in direzione del polo nord galattico, dove la nostra galassia è meno ricca di stelle e ammassi di gas. Stiamo osservando quindi lontano dal piano dell’eclittica e questo ci permette di gettare il nostro sguardo in profondità oltre la via Lattea e verso le profondità dello spazio intergalattico.

Nel corso dell’ultimo secolo tra le costellazioni della Vergine, del Leone e della Chioma di Berenice sono stati scoperti gli omonimi ammassi di galassie (qui e qui), ognuno dei quali contiene migliaia di membri e un numero quasi incalcolabile di stelle. Alcune di queste galassie sono alla portata di telescopio amatoriali, come per esempio M87, la gigantesca galassia ellittica contenente un enorme buco nero.

 

Stampa e incornicia la tua costellazione preferita


Le costellazioni che oggi troviamo in un qualsiasi atlante stellare sono state fissate ufficialmente solamente nel 1930 dall’Unione Astronomica Internazionale UAI, l’unico ente scientifico autorizzato a dare nomi ai corpi celesti. Ma le costellazioni che sono arrivate indenni fino a oggi sono solo una parte di quelle che sono state create dalla fantasia dell’umanità nel corso dei millenni.

In effetti lo studio delle costellazioni è uno studio della mitologia degli antichi popoli. Basti pensare che alcune costellazioni moderne sono state prese in prestito dagli antichi greci, che a loro volta le avevano assimilate dagli antichi Caldei e dai Babilonesi, che a loro volta da chissà chi le aveva copiate!

Per chi si sentisse disorientato nell’osservazione del cielo, Vi consigliamo questa pagina dell’UAI (questa è un’analoga pagina in italiano dell’Osservatorio Astronomico di Bologna che fa capo all’INAF con le costellazioni più luminose del cielo boreale), che mostra tutte le 88 costellazioni della volta celeste in formato GIF, PDF e TIF. Queste immagini ad alta risoluzione sono corredate di una legenda e possono essere liberamente stampate e usate per le Vostre osservazioni.

 

Passaggi della ISS


La stazione spaziale è una struttura energivora, che per poter funzionare ha bisogno di energia in ogni momento della giornata. Questa energia viene ricavata dalla radiazione solare grazie a pannelli solari che si estendono per oltre 2500 metri quadrati nel vuoto e che sono composti da oltre 260.000 celle solari. I materiali di cui sono fatti i pannelli solari possono sotto opportuni angoli riflettere molto bene la luce della nostra stella. Per questo motivo quando si conosce la posizione del Sole, le coordinate di un osservatore sulla Terra e l’orientamento della ISS nello spazio è possibile calcolare quando la stazione può diventare visibile a occhio nudo.

Esistono numerosi siti web che mostrano i passaggi della ISS per ogni punto della superficie terrestre. Il nostro preferito è Heavens Above, che Vi permette di inserire le coordinate geografiche di casa Vostra e di calcolare con grande precisone il passaggio della stazione sopra le Vostre teste.
Per ogni passaggio vengono forniti tutti i dati che permettono di programmare al meglio l’osservazione, tra cui la data, l’orario, la luminosità massima della stazione, la traiettoria nel cielo e così via.

Purtroppo, a meno di cambiamenti di rotta dell’ultima ora, questo mese non sarà ricco di passaggi nel cielo altoatesino. Ce ne sarà uno al giorno per i primi cinque giorni del mese e poi solamente il 27 e il 28 di Aprile.
Riuscirete a osservare la ISS in cielo?

 

Nuova immagine del buco nero di M87


Due anni fa una notizia fu rilanciata da tutte le agenzie di stampa del mondo: per la prima volta eravamo riusciti a fotografare un buco nero nel cuore della galassia ellittica M87 (per inciso la galassia più massiccia e luminosa dell’ammasso della Vergine di cui abbiamo parlato sopra). L’immagine della ciambella color arancione attorno al buco nero aveva fatto il giro del mondo e dei social, scatenando l’entusiasmo degli addetti ai lavori e la curiosità dei profani.

Oggi abbiamo fatto un’ulteriore passo in avanti, riuscendo a studiare anche la polarizzazione della luce emessa dai dintorni del buco nero. La misura della polarizzazione della luce è direttamente correlata ai campi magnetici, che sconvolgono il nucleo della galassia M87 dove è annidato questo mostro gravitazionale, che secondo le ultime stime ha una massa di miliardi di masse solari (per chi fosse interessato consigliamo la lettura di questo articolo).

La polarizzazione è quel fenomeno per cui un’onda luminosa invece di oscillare senza una direzione privilegiata, lo fa seguendo un piano ben preciso. Nella vita di tutti i giorni abbiamo spesso a che fare con questo fenomeno naturale, quando per esempio inforchiamo occhiali da sole con lenti polarizzate oppure quando venite al Planetarium Alto Adige per una guida in 3D. I nostri occhiali sfruttano esattamente lo stesso fenomeno fisico che ci ha permesso di ottenere nuove informazioni sul buco nero di M87.



 
Vi auguriamo cieli sereni!




Crediti immagini: Picture Alliance, DPA, ESA, Hubble & NASA, IAU, Sky&Telescope, Eht Collaboration, Museo della Cosmonautica di Mosca.