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martedì, 27. aprile 2021

La volta celeste di maggio

La costellazione del mese 

Questo mese vogliamo parlare di una piccola costellazione primaverile, che con i suoi confini racchiude solo lo 0,4% di tutta la volta celeste. Stiamo parlando della Corona Boreale, che con poco meno di 179 gradi quadrati si trova alla settantreesima posizione su complessivamente ottantotto costellazioni.

a un punto di vista sportivo parleremmo di un gran bel fiasco, ma non è questo il caso. La Corona Boreale porta degnamente il suo nome, perché anche all’osservatore più distratto ricorda un bel diadema tempestato di pietre preziose.

Si trova a fianco della costellazione di Bootes e la sua stella più luminosa è chiamata Alphecca (Gemma per i latini), traslitterazione araba per “la stella più luminosa dell’anello spezzato a metà”.

Se per gli astronomi arabi in questo quadrante di cielo si vedeva un anello spezzato, per i greci era semplicemente una corona regale, mentre gli aborigeni australiani vi riconoscevano un boomerang. Fantasia all’ennesima potenza! 

Secondo la mitologia greca la costellazione rappresenta la corona che il dio Dioniso decise di donare alla sua sposa Arianna, figlia del re cretese Minosse. Sì, esattamente quella dell’omonimo filo.

La povera fanciulla era stata abbandonata dal cinico Teseo sull’isola di Nasso, dopo che lei l’aveva aiutato a uccidere il Minotauro e a scappare dal labirinto di Dedalo. Abbandonata in lacrime sulla spiaggia, fu intravista da Dioniso che se ne innamorò all’istante.

Come omaggio le regalò una corona, che successivamente il dio del fuoco Efesto scagliò nel cielo. 

La Corona Boreale è una costellazione molto antica, che fa parte delle 48 costellazioni originariamente classificate nel secondo secolo dopo Cristo dall’astronomo greco Tolomeo. 

Nel suo Trattato matematico compilò un catalogo con le stelle più le luminose, che fu tanto preciso da rimanere in uso fino al quindicesimo secolo. L’opera fu tradotta, commentata e ampliata dagli scienziati arabi a partire dal IX secolo, che ne cambiarono il titolo in al-Magesti. Quanta storia si nasconde dietro una piccola costellazione del cielo. 

 

Il cielo di maggio 

Nel corso del mese le costellazioni invernali cedono sempre più il passo, riducendo la loro visibilità solamente nella primissima parte della notte. Ormai dominano il Leone, la Vergine, Bootes e l’Orsa Maggiore che contengono le stelle più luminose di questo settore di volta celeste.

Nella costellazione della Chioma di Berenice è localizzato il polo nord galattico, il che implica che quando a metà mese guardiamo allo zenith attorno alle ore 23 stiamo osservando quella parte di cielo boreale più distante dal piano galattico.

In pratica sopra di noi si vedono meno stelle, meno ammassi stellari, meno nubi di gas e polveri e questo ci permette di spingere il nostro sguardo in profondità nello spazio intergalattico: è questo il motivo per cui si possono osservare così tante galassie tra la Vergine, il Leone e la Chioma di Berenice. 

Per quanto riguarda i cinque pianeti visibili a occhio nudo, tutti si possono osservare durante il mese, con una particolarità però: tre dopo il tramonto e due prima dell’alba.

Dalla metà mese in poi subito dopo il tramonto del Sole si possono vedere verso ovest Mercurio, Venere e Marte, quest’ultimo decisamente più alto sull’orizzonte rispetto agli altri due. I giganti del sistema solare sono al contrario visibili solamente nell’ultima parte della notte, quando sorgono in direzione sudest. 

La nostra Luna sarà piena durante il perigeo, il punto della sua orbita ellittica in cui è più vicina al pianeta Terra. Questo significa che la Luna avrà un diametro di circa il 7% più grande di una normale Luna piena ovvero sarà del 15% più luminosa.

Queste differenze non si riescono in ogni caso a cogliere a occhio nudo, a meno che non si sia dei veri esperti. Solamente fotografando la Luna in due diverse occasioni (mantenendo le stesse impostazioni di scatto) e mettendo a confronto le immagini ottenute, si riesce a cogliere questa differenza.